News

nuovo numero di SKILL dedicato alla DIGITAL TRANSFORMATION

Giovedì, 05 Aprile 2018 14:08

Scaricabile e sfogliabile, ma soprattutto da leggere, il nuovo numero di SKILL dedicato alla DIGITAL TRANSFORMATION Quali potenzialità per l’innovazione del sistema formativo

Riflessioni sui panorami e sui cambiamenti in atto: di seguito l'editoriale introduttivo di Beppe Longhi

Come tenere testa agli impatti che l’innovazione tecnologica ed organizzativa e la globalizzazione dei mercati introducono nella realtà del mondo del lavoro?
Stiamo assistendo alla cosiddetta IV Rivoluzione industriale che in tempi rapidissimi porterà alla produzione industriale automatizzata ed interconnessa. Le conseguenze di Industria 4.0 impattano oltre che sui processi produttivi e l’organizzazione del lavoro anche sui modelli di business che vanno in direzione di una nuova relazione con i consumatori e con i mercati che richiedono processi di coordinamento più efficienti, personalizzati e veloci. La distinzione tra produzione e servizi si affievolisce, svanisce il confine tra prodotto e servizio. Cambia il paradigma della produzione: si va verso una personalizzazione di massa dei prodotti. Da pochi prodotti con alti volumi unitari si va passa a tanti articoli custom realizzati in volumi ridotti e con tempi di consegna sempre più ristretti. Non solo, ma alcuni servizi “accessori”, ad esempio le piattaforme digitali per il trattamento dei dati, diventano driver di produzione, come dimostra la diffusione del car-sharing nel trasporto o lo sviluppo delle piattaforme di prenotazione di viaggi ed alberghi.
Cambiano i modelli di business: il rapporto con il consumatore nasce già nella fase di progettazione e di design per proseguire poi dopo la vendita con l’assistenza post-vendita. Si affermano catene del valore globali che internazionalizzano tutti i fattori della produzione che superano i confini geografici e settoriali dell’impresa e ampliano a livello globale i mercati di riferimento.

Le condizioni di partenza con cui l’Italia affronta la IV Rivoluzione industriale risentono rispetto agli altri paesi europei di alcuni fattori negativi: i livelli di occupazione sono minori, la disoccupazione è elevata (specie per donne e giovani), alto è il numero di persone inattive. A ciò sia aggiunge l’invecchiamento (l’età media si è alzata da 38 a 44 anni), il dualismo generazionale, territoriale e di genere. Il modello di sviluppo italiano si è basato sulla piccola-media impresa e su una produzione decentrata, e “labour intensive”. Negli ultimi anni il livello di produttività è rimasto stagnante come pure sono rimasti bassi i livelli di competenza dei lavoratori e i livelli retributivi. Dalle indagini PIAAC sugli adulti emerge che i lavoratori italiani possiedono un basso livello medio di competenze e che in Italia esiste una sorta di “low skill equilibrium”: scarsa offerta di competenze da parte della forza lavoro e debole domanda di competenze da parte dei datori di lavoro. Modeste skill da parte di lavoratori ed imprenditori portano a bassi investimenti in tecnologie innovative e in modelli di organizzazione del lavoro più efficienti e volti alla produttività.

I cambiamenti in atto influenzano l’evoluzione del lavoro, ma è ancora poco chiaro l’impatto che ne deriva dal punto di vista occupazionale. Da una parte scompaiono posti di lavoro ed alcune professioni rischiano di estinguersi, dall’altra si aprono nuove opportunità per lavori che oggi ancora non esistono. Il lavoro si sposta dalle mansioni routinarie più facilmente sostituibili dalle macchine o dalle tecnologie TIC a quelle in cui la risorsa umana produce valore aggiunto. Si va verso una polarizzazione del mercato del lavoro, crescono sia la domanda di professioni ad alta qualificazione e ad alto tasso di creatività e di autonomia (high skill) che le richieste per lavori poco qualificati, a bassa remunerazione, senza adeguate garanzie previdenziali e tutele assistenziali (low skill), a scapito della fascia intermedia (medium skill) composta da operai ed impiegati non specializzati.

Secondo gli analisti il problema principale che si dovrà affrontare riguarda lo “skill mismatch”, cioè la mancata corrispondenza tra le competenze possedute dai potenziali lavoratori e quelle richieste dalle aziende. E l’Italia è un paese dove esiste un forte mismatch tra domanda ed offerta: il 6% dei lavoratori ha competenze basse rispetto alle mansioni svolte ed il 21% è sotto qualificato; di contro, l’11,7% ha competenze in eccesso e il 18% è sovra-qualificato. Circa il 35% dei lavoratori è occupato in un settore non correlato con gli studi.
Il pieno dispiegamento del potenziale economico e produttivo legato alle nuove tecnologie richiede lo sviluppo di nuove competenze e l’aggiornamento continuo di quelle esistenti a tutti i livelli professionali, dai lavoratori agli imprenditori, senza peraltro dimenticarsi del rischio di marginalizzazione a cui può andare incontro quella fetta di popolazione, sia giovanile che adulta, che non riesce a reggere la velocità dei cambiamenti e per la quale diventa indispensabile intervenire con interventi di riqualificazione e servizi di politiche attive del lavoro.
Ciò passa attraverso un potenziamento della formazione e dell’istruzione, dell’investimento in ricerca e sviluppo e nella costruzione di infrastrutture per facilitare il trasferimento tecnologico tra imprese e mondo della ricerca. Esiste una forte connessione tra crescita economica, innovazione tecnologica e sviluppo delle competenze, come messo in luce sia dalla raccomandazione dell’Unione Europea New Skills Agenda for Europe (2016) che dalla Strategia nazionale per le competenze in Italia (2016-17) recentemente definita dal Governo italiano. Anche Il Piano nazionale Industria 4.0 indica come seconda direttrice chiave (dopo quella degli investimenti innovativi) lo sviluppo di nuove competenze. Il successo del Piano richiede la diffusione di una nuova “cultura 4.0” che permei tutto il sistema educativo e formativo ai vari livelli, ma anche la nascita di nuove poli di aggregazione (rete di Digital Innovation Hub, Centri di innovazione digitale) che svolgano una funzione di promozione e lancio di progetti di sviluppo tecnologico, creando ponti e connessioni tra il sistema produttivo, il sistema educativo e il sistema della ricerca ed innovazione.

Cresce la domanda di competenze organizzative, decisionali, di comunicazione e di “pensiero”, da un lato, e, dall’altro di competenze tecnico-professionali specialistiche e di gestione di processi di lavoro complessi nelle aree STEM, ICT, salute, marketing, design, creativa, ma anche di profili di tecnici e tecnici superiori (con una formazione di livello terziario) nell’area manifatturiera e dei servizi. Secondo Eurispes, l’Italia è ultima in Europa per offerta e domanda di competenze digitali: la percentuale di forza lavoro con competenze digitali è del 23% contra una media UE del 32%. Scontiamo in questo senso sia l’assenza di una filiera professionalizzante di livello secondario e terziario a ciclo breve (corsi ITS e lauree professionalizzanti), sia lo squilibrio a sfavore delle facoltà scientifiche presente livello universitario. La necessità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti nell’organizzazione del lavoro e nei processi produttivi derivanti dall’innovazione tecnologica determina una maggiore richiesta anche di “soft skill” come il problem solving, il pensiero critico, la creatività, la capacità di relazione, l’interculturalità.

La necessità di intercettare i fabbisogni di nuove competenze tecnologiche e trasversali e di ridurre il gap tra velocità dell’innovazione nel mercato e velocità dell’apprendimento diventano i fattori chiave per gestire il cambiamento in atto. L’adeguamento e/o l’innalzamento delle competenze richieste da Industria 4.0 comporta la necessità di rivedere l’offerta formativa e i profili formativi sulla base dei fabbisogni professionali ed occupazionali del sistema produttivo. L’innovazione tecnologica ed organizzativa è trasversale ai diversi settori/profili. L’ICT, l’automazione industriale, l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile, la digitalizzazione non configurano un nuovo settore e nuovi profili, ma “ampliano e modificano” le competenze nei profili esistenti, sino ad andare a configurare nuovi processi di lavoro, nuovi ruoli professionali, nuovi business oppure determinando un nuovo mix di competenze che riguardano più profili/settori (es. meccatronica). Come già avvenuto con l’informatica diffusa, ma con tempi molto più ristretti, c’è bisogno di una “alfabetizzazione al digitale”, anche a livello culturale. La digitalizzazione incide non solo sullo sviluppo delle competenze tecnico-professionali, ma influenza anche lo sviluppo delle competenze culturali di base (lingue straniere, alfabetizzazione informatica, calcolo computazionale, logiche di programmazione, elementi di statistica, alfabetizzazione economica).

Cambieranno i profili formativi ed il mix di competenze tecnico-professionali e base/trasversali. Soprattutto si svilupperanno nuovi modelli formativi e nuovi contesti di apprendimento più dinamici e connessi ai sistemi informativi (web, social media, piattaforme) e alle tecnologie digitali (fablab, trasferimento tecnologico, progettazione condivisa in rete), ma anche attenti a valorizzare nuove idee e proposte di soluzione innovative (laboratori di idee, start up, maker). S’imporranno nuovi approcci metodologici (design thinking, simulazioni, sviluppo prototipi, ecc.) in sintonia con le competenze da formare.
Siamo solo all’inizio di questo cambiamento, per questo è importante sperimentare l’innovazione ed acquisire know how sul campo, laddove l’innovazione viene concretamente realizzata, ossia nel mondo del lavoro o negli ambienti di ricerca applicata che si occupano di trasferimento tecnologico.

Proprio per rispondere ad alcune esigenze di innovazione digitale presenti nel comparto culturale creativo Fondazione Enaip Lombardia ha deciso di realizzare sul Bando Lombardia plus 2017 cofinanziato da Regione Lombardia e FSE il progetto “Innovazione digitale per la valorizzazione dei beni culturali e lo sviluppo della creatività (Manifattura 4.0)”. Nelle pagine seguenti potrete trovare i materiali del Seminario conclusivo “Digital transformation. Quali potenzialità per l’innovazione del sistema formativo” realizzato il 15 dicembre 2017 e la documentazione relativa a progetti gestiti da Enaip Lombardia ed Enaip Lazio nell’area culturale.

scarica o sfoglia qui tutto SKILL n.6